Alla scoperta del “fungo dell’immortalità”: viaggio tra scienza e storia del Ganoderma.

Siete sicuri di conoscere la storia di questo “superfood” dai mille benefici per la salute? Quanto c’è di vero? Fa bene? Fa male?

Negli ultimi anni, il Ganoderma è sotto i riflettori degli amanti dei rimedi «miracolosi». Decantato come un fungo dalle proprietà «strabilianti», come la soluzione definitiva per tutti i problemi di salute, da quelli più banali (influenza, raffreddori, ecc.) fino a quelli più complessi e drammatici (malattie autoimmunitarie, tumori, ecc.).

Ebbene sì. Siamo di fronte all’ennesimo “scempio informativo” del web. Di notizie aventi lo stesso schema ormai ben conosciuto e che serve esclusivamente a imporre sul piano commerciale questo o quel prodotto, generalmente esotico. Uno schema, badate, che viene utilizzato a prescindere dall’effettiva utilità per la salute del prodotto in questione.

Sia chiaro. Ciò non significa che questo fungo sia inutile. Anzi, si vuole sottolineare come la cattiva informazione possa inficiare l’utilizzo di un prodotto, solo perché magari non cura patologie complesse.

Che i funghi siano spesso alimenti dalle straordinarie proprietà protettrici dell’organismo è cosa nota da tempo. Per esempio, altri due funghi noti come Shiitake (Lentinula edodes) e Maitake (Grifola frondosa) sono rinomati non solo per le loro qualità gastronomiche e organolettiche, ma anche per le proprietà antivirali, antiossidanti, immunostimolanti, ecc.

Ma ciò, non vuol dire che siano in grado di debellare il cancro!

Che cos’è e che cosa contiene?

Il Ganoderma lucidum è un fungo coriaceo, molto ricco di tannini (e quindi di interesse gastronomico molto limitato) che cresce su legno in decomposizione, di preferenza su quercia o castagno.

Tra i vari principi attivi del Ganoderma ci sono:

  • I polisaccaridi β-glucani e gli etero-β-glucani, molecole notoriamente anti-tumorali ed immunostimolanti, aumentano il senso di sazietà, favoriscono lo svuotamento dell’intestino, migliorano la composizione della flora batterica intestinale e regolano la glicemia e la colesterolemia.
  • Proteine definite Ling Zhi-8 (LZ-8), peptidi anti-allergici, ipocolesterolemizzanti ed ipotensivi.
  • Acidi ganoderici (triterpeni), steroli in grado di ridurre le reazioni allergiche limitando la produzione di istamina, ottimizzando la respirazione cellulare e favorendo la funzionalità epatica.
  • Contengono inoltre cumarina, mannitolo e alcaloidi.

Come dicevamo pocanzi, si conoscono anche lo Shiitake, il Maitake ed il Cordyceps, che pur vantando una composizione chimica molto simile, non contenendo gli acidi ganoderici (dal sapore amaro).

Quali sono le sue proprietà?

È bene ricordare che il fungo non risulta essere immediatamente commestibile: infatti, per gli usi comuni, si utilizza una polvere essiccata.

Il Ganoderma è stato sperimentato nel trattamento di numerose patologie e condizioni cliniche; con grande stupore da parte degli scienziati, il fungo si è dimostrato molto utile per il suo potenziale adattogeno (sostanza, farmaco o rimedio erboristico in grado di aumentare in maniera aspecifica la resistenza dell’organismo a stress di varia natura, sia fisica che psichica).
Sono state studiate anche le proprietà ipoglicemizzanti del fungo in modelli sperimentali e si è dimostrato che i triterpeni e i polisaccaridi isolati da Ganoderma, inibiscono la differenziazione di adipociti e producono effetti benefici, ipoglicemizzanti, sul diabete mellito di tipo 2 in modelli murini.

I risultati di un recente studio su topi obesi, rivelano, inoltre, che i suoi polisaccaridi ad elevato peso molecolare possano essere utilizzati come agenti prebiotici per prevenire dismicrobismo intestinale e disturbi metabolici correlati all’obesità.

Il Ganoderma viene pubblicizzato, oltre che per i suoi effetti benefici per la salute in generale, anche come agente anticancerogeno. Studi sperimentali in vitro hanno dimostrato che i polisaccaridi contenuti nel G. lucidum modulano il sistema immunitario. In particolare aumentano l’espressione del complesso maggiore di istocompatibilità in cellule di melanoma, migliorando così la presentazione dell’antigene e promuovendo la risposta immunitaria virale e tumorale. Tuttavia sono tuttora in corso studi preclinici per valutarne la reale efficacia come antitumorale.

Il Ganoderma può ridurre la pressione del sangue e, se assunto in dosi elevate, rallentare la coagulazione del sangue. Per questo potrebbe aumentare l’efficacia dei farmaci antipertensivi, degli anticoagulanti e degli antiaggreganti, e può essere controindicato in caso di disturbi emorragici (inclusa la trombocitopenia), interventi chirurgici programmati e pressione bassa. In caso di dubbi è bene chiedere consiglio al proprio medico.

Le origini del Ganoderma

Oggi, il Ganoderma è coltivato ampiamente sia in Asia (prevalentemente in Cina e Giappone), sia in America, ma la popolazione nipponica è stata senz’altro la prima ad intraprendere le colture estensive di Ganoderma (primi anni ’70). Infatti proprio lì, viene intensamente coltivato, essiccato e trasformato in preparati ad uso medicinale (polvere, decotti, unguenti, compresse, ecc.). In particolare, la medicina tradizionale cinese attribuisce al consumo di questo fungo la capacità di normalizzare il colesterolo e la glicemia, di regolare il battito cardiaco, di assicurare salute e longevità. In Cina, il fungo è conosciuto col nome di Ling zhi mentre in Giappone con l’appellativo di Reishi.

Il Reishi, o Ling Zhi, tra arte e storia

La storia del fungo Reishi è una storia millenaria e ricca di suggestione. Un alone di mistero sorvola questo fungo definito il “Fungo dell’immortalità”. 

Questo appellativo deriva dalla cultura orientale cinese. Infatti, il Ling Zhi (che vuol dire “erba divina della longevità”)era riservato solo all’imperatore e alla famiglia reale, i quali erano a conoscenza dei suoi potenti effetti benefici sull’organismo tant’è che lo battezzarono il “Fungo dell’immortalità”.

Si narra infatti, che data la sua rarità, l’utilizzo di questo tesoro della terra fosse riservato solamente alla famiglia reale al fine di preservarne lo stato di salute nonché la lunga vita. A quei tempi, non erano conosciute le tecniche di coltivazione per far crescere in maniera automatica questo fungo, pertanto i contadini che avevano la fortuna di imbattersi in un esemplare di Ganoderma Lucidum erano incentivati (obbligati) a consegnarlo all’ imperatore poiché, costui, certamente li avrebbe ricompensati a peso d’oro. 

A conferma di quanto acclamato fosse, questo incredibile fungo è stato inserito al vertice di quello che è considerato il primo trattato medico della Cina Antica. Una vera e propria Bibbia orientale di stampo medico ove viene descritta in maniera chiara una vastità di cure tanto naturali quanto potenti. 

Questo memorabile trattato chiamatosi “il Classico sulle Radici di Erbe del Contadino Divino” datato circa 200 d.C, divide i 365 elementi in tre categorie rispettivamente superiori, medi e accettabili. Il Ganoderma viene posizionato nella categoria “superiore” in prima posizione più avanti addirittura della magnifica pianta del Ginseng.

In base ai criteri di posizionamento su cui si basa questo manuale, per appartenere alla prima categoria, l’assunzione di un determinato elemento, oltre ad apportare potenti effetti benefici sull’organismo, dev’essere anche privo di effetti collaterali anche a seguito di un’assunzione nel medio/lungo periodo. A conferma di ciò il libro afferma che l’assunzione dei Reishi nel lungo periodo, rallenta l’invecchiamento e favorisce la longevità determinando benefici sia sul corpo, che sulla mente nonché sullo spirito.

In un altro prestigioso trattato di medicina orientale datato XVI secolo, dal titolo “Pen T’sao Kang Mu (La Grande Farmacopea)”, lo scrittore Le Shih-Chen afferma che “il Reishi influisce positivamente sull’energia vitale, curando l’area pettorale e determinando giovamento a coloro che hanno i muscoli del torace contratto. L’assunzione del fungo nel lungo periodo farà cessare la fragilità del corpo e la longevità aumenterà come negli esseri immortali”.

In Oriente, nello specifico nella grande Cina, il Ganoderma è stato acclamato anche con accostamenti di tipo artistico. Nell’arte cinese è infatti considerato il simbolo della salute e della longevità. Immagini del fungo si trovano infatti, su porte, arcate, architravi e stipiti delle residenze reali all’interno della Città Proibita e nel Palazzo d’Estate. Il Reishi lo troviamo anche sugli scettri usati per le cerimonie ufficiali. Oltre ad un pesco e a delle nuvole, sulla veste di seta dell’imperatore è dipinto in primo piano un Reishi.

Nella cultura Cinese sono numerosi gli ornamenti che abbelliscono e decorano il corpo attraverso gioielli e talismani a forma di Reishi. Il Reishi è inoltre massicciamente presente su svariate tipologie di disegni ad inchiostro e dipinti. Kuan Yin, la dea cinese della compassione e della guarigione viene spesso raffigurata con un Reishi in mano.

Nella famosa fiaba del “Serpente Bianco” si pensa che la pianta miracolosa della resurrezione di cui si parla in questo racconto sia proprio il Reishi. In questo racconto carico di suggestività, la Dama Bianca viaggia fino al lontano monte Kunlun con l’intento di procurarsi la miracolosa erba in grado di riportare in vita il suo defunto marito. La dimostrazione del suo profondo amore verso il suo amato uomo, la premierà facendole ottenere il miracoloso “fungo dell’immortalità” che permetterà al suo defunto amore di ritornare in vita per ricongiungersi a lei.

È davvero miracoloso?

Tra scienza, arte e storia, il Ganoderma risulta essere l’ennesimo dono di madre natura ad un mondo che fatica sempre di più a valorizzare la natura. È bene ricordare e sottolineare ancora una volta che non stiamo parlando di un farmaco, ma di un prodotto con dei POTENZIALI effetti positivi sulla salute, potenzialmente classificabile tra le CAMs (Medicine Alternative e Complementari).

Alla luce di quanto sopra riportato, si consiglia di non sopravvalutare gli effetti benefici documentati e di interpretarli come una valida traccia degli studi condotti (Istituto Cancer Research UK) ma soprattutto di tenere ben presente che la sua efficacia non è paragonabile a quella dei farmaci specifici utilizzati per il trattamento delle patologie su descritte.

Ti aspettiamo presso il nostro studio per una prima visita con la biologa nutrizionista.